ARCHEOLOGIA

  Monte Judica e Dintorni
  nella melodia dei suoi cantori
Castel di Iudica: paese dell’hinterland della Sicilia - che si allunga, con le sue quattro Frazioni, sulla Piana di Catania - da ambiente naturale incontaminato a territorio di due preziosi Siti Archeologici di grande rilevanza per lo studio della presenza di un insediamento indigeno ellenizzato, sul MONTE IUDICA, e di un avamposto militare greco, sul MONTE TURCISI.

Dagli anni Ottanta del Novecento, grazie agli interventi della Soprintendenza di Siracusa prima e di Catania poi e, in particolare, nel corso di un ventennio e di un’intensa campagna di scavi archeologici, sono rinvenuti resti di abitazioni, aree sepolcrali a camera, a fossa litica ed entro sarcofagi, ed hanno condotto – oggi – alla fruizione dei predetti Siti Archeologici.

IL SITO ARCHEOLOGICO DI MONTE IUDICA

Grazie alla sua strategica posizione geografica, il Monte Iudica si è rivelato una sede adatta agli insediamenti umani. Dalle ricerche finora realizzate, si deduce che il centro indigeno di monte Iudica, già presente nella II età del Ferro, abbia avuto una grande espansione nella seconda metà del VI secolo. Oltre all’insediamento abitativo, ai piedi dell’altura è rinvenuta una necropoli che, non visibile perché ricoperta, sembra caratterizzata da tombe di tipo “alla cappuccina” da datare tra il VI e il V secolo a. C. Sono rinvenuti - ad opera di una campagna di scavi archeologici su direttive della Soprintendenza - frammenti di decorazione architettonica di epoca tardo-arcaica, ossia frammenti di cornici, di antefisse a palmette a rilievo finemente decorate, di due antefisse gorgoniche e di tre con maschere femminili. Non sono rinvenute cinte murarie ad eccezione di un muro, di tecnica greca, di incerta datazione, che sbarra il sentiero per accedere alla parte ovest del monte, ciò fa ipotizzare una battaglia di resistenza.
Gli studi hanno, altresì, permesso di individuare un centro abitato sul fianco est del monte, dove sono state portate alla luce alcune abitazioni, poste le une accanto alle altre a ridosso di una parete rocciosa. Una di queste abitazioni, di grandi dimensioni, era costituita da tre vani. In particolare, il vano n. 3 ha mantenuto una parete di fondo di m 2,70 sulla quale si aprono due nicchie simmetriche mentre una banchina è collocata in basso. E’ stato interessante notare la presenza sulla banchina di grandi contenitori, di vasi da trasporto e da mensa quali anfore ma anche di scodelloni e di coppe ioniche, nonché sono rinvenuti alcuni frammenti ceramici, utensili meccanici e lucerne. Completamente assenti frammenti di tegole – il che fa pensare ad una copertura in canne ed argilla (PRIVITERA 1988-1989; 1991-1992). Questo ha fatto ipotizzare un contatto fra i centri abitati dell’hinterland e le coste e, quindi, un possibile commercio di beni preziosi, concesso alle famiglie emergenti del tempo.
Non si è tuttora chiarita la destinazione d’uso di questa unità abitativa di grandi dimensioni. Al riguardo, due ipotesi sono state formulate: o destinazione d’uso sacra – per la planimetria e per la presenza della banchina; o destinazione d’uso abitativa - per il rinvenimento di vasi per derrate alimentari e la macina. Tuttavia, la mancanza di statuette e di oggetti di culto rendono più avvalorabile la seconda ipotesi.
La presenza di frammenti figurati attici negli strati di riempimento permette di datare questa unità abitativa intorno al 500 a. C.
Per quanto concerne la necropoli di Monte Iudica, si è rivelato altrettanto interessante lo studio di tombe a camera di tipo indigeno (VI-V secoli a. C) – molte delle quali violate – di tombe di tipo greco ( alla cappuccina, VI-IV sec. a. C.) e di tombe collettive (VI-V sec. a. C.) (PRIVITERA 1997-98).
Di grande pregio per il nostro Comune l’esposizione di n. 3 Pithoi, ritrovati nel vano n. 3, di varia foggia – a labbro discoidale, di derivazione corinzia e a collo svasato - insieme a vasi di importazione e locali di questa unità abitativa e di quella adiacente, nonché di un Reperto bronzeo della tomba 47, in occasione della Mostra “Dall’ Alcantara agli Iblei” realizzata, a cura della Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Catania – Servizio per i Beni Archeologici – nella Chiesa San Francesco Borgia di Catania nel periodo 22 ottobre 2005/ 31 gennaio 2006.
I reperti ritrovati, in queste unità abitative e nelle tombe del sito archeologico del Monte Iudica, e restaurati, a cura della predetta Soprintendenza ai Beni Culturali di Catania e di questo comune, saranno esposti nel Museo Civico- Sezione Archeologica, posto nello stesso edificio – parte superiore - della Biblioteca Comunale, che sarà presto inaugurato e reso fruibile ai cittadini ed ai turisti.

 

IL SITO ARCHEOLOGICO DI MONTE TURCISI

 

Questo sito deve la sua importanza alla testimonianza archeologica di un esempio di avamposto militare greco fortificato, un Phrourion, ossia di un presidio a scopi militari, costruito sulla sommità del monte con la duplice funzione di controllo e di difesa del territorio circostante e, soprattutto del sottostante fiume Dittaino che, anticamente, doveva rappresentare una naturale via di comunicazione tra l’interno della Sicilia e la costa. L’aspetto più interessante è, pertanto, costituito dalle mura realizzate, con il calcare del luogo, per la difesa del territorio. Degna di attenzione è la porta di accesso al phrourion, per la presenza di monoliti di grandi dimensioni. Nonostante i crolli, esse presentano le caratteristiche tipiche della porta di tipo “sceo”, presente in altre fortificazioni quali le mura di Lentini e di Siracusa - in quanto atte alla difesa per la protezione dell’avamposto. In pratica, essendo stretto l’accesso, vi era una torre che permetteva, a chi fosse all’interno del presidio, di colpire il nemico assalitore sul lato destro, posizione debole per il fatto che la presenza dello scudo sul lato sinistro rendeva particolarmente indifeso il fianco destro. Lo studio di tale porta ha permesso, durante le ricerche, di datare l’abitato di monte Turcisi intorno alla metà del VI secolo a. C.
All’interno della cinta muraria più antica sono rinvenute cinque cisterne che servivano all’approvvigionamento idrico. La più grande è stata ritrovata nell’angolo sud-ovest, in prossimità del muro perimetrale del phrourion. Di grande capacità, realizzata tutta in pietra e lavorata con facce regolari ed angoli arrotondati, consta di un canale di immissione proveniente dagli scoli piovani di una fila di ambienti che si trovavano lungo il versante sud (MANNOIA, 1988).
Tuttavia, non si hanno notizie del phrourion nelle sue successive fasi di vita. Probabilmente per la sua posizione strategica, si pensa che sia stato sfruttato anche nel periodo romano.
Infatti, intorno al cinquecento riprende la frequentazione abitativa per la costruzione di un Eremo, che presenta una chiesetta nella forma e nella struttura muraria simile a quella di S. Michele Arcangelo di Monte Iudica, ossia formata da un unico ambiente con copertura a capanna.
Nella parte più bassa del Monte Turcisi è venuta alla luce un’altra cinta muraria con andamento rettilineo e con due torri. Si presuppone che sia stata finalizzata ad ulteriore funzione di difesa , per la collocazione di macchine da guerra ed impedire qualsiasi attacco nemico. Probabilmente, l’insediamento di Monte Turcisi era mirato alla protezione del territorio limitrofo e ad impedire incursioni indigene verso la piana di Catania.

Questi due siti di grande interesse storico-artistico e paesaggistico, fruiti da molti turisti che scelgono Castel di Iudica come meta per le gite domenicali, sono inseriti nell’ambito di un progetto di tutela paesaggistica ed ambientale del territorio naturale di Monte Iudica e Monte Turcisi, che prevede l’istituzione di un PARCO ARCHEOLOGICO e NATURALE. Sono già stati individuati diversi percorsi naturalistici ed un servizio di guida è già attivo grazie alla collaborazione di Associazioni locali.